“Prima di tutto devi usare le orecchie per togliere agli occhi una parte del loro fardello. Abbiamo usato gli occhi per giudicare il mondo fino dal giorno della nostra nascita. Agli altri e a noi stessi parliamo di ciò che vediamo. Il guerriero ne è consapevole e ascolta il mondo, ascolta i suoni del mondo. Il mondo è come diciamo a noi stessi che è. Se cessassimo di dire a noi stessi che il mondo è così e così, il mondo cesserebbe di essere così e così. Ora ti spiego di che cosa parliamo a noi stessi. Parliamo del nostro mondo. Di fatto manteniamo il nostro mondo con il nostro discorso interiore. Ogni volta che smettiamo di parlare a noi stessi il mondo è sempre come dovrebbe essere. Noi lo rinnoviamo, lo accendiamo di vita, lo sosteniamo con il nostro discorso interiore. Non solo. Mentre parliamo a noi stessi, scegliamo i nostri sentieri. Perciò ripetiamo continuamente le stesse scelte fino al giorno della nostra morte. Perché continuiamo a ripetere lo stesso discorso interiore fino al giorno della nostra morte.”
(Carlos Castaneda)
il discorso interiore
l’incantesimo di mezzanotte e la creatività
della trama di midnight in paris non sapevo niente. ho cominciato a vedere il film blandamente scettica, col pensiero che lasciava spesso lo schermo per seguire le solite evoluzioni serali. ma proprio perché non conoscevo i risvolti surreali e quasi favolistici del film, sono rimasta spiazzata quando ho realizzato che owen wilson, in versione alter ego-woody, stava conversando amabilmente ad una festa con francis scott fitzgerald.
