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	<title>il fiore nel deserto</title>
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	<description>concentration. empty your mind. let the rest of the world go by.</description>
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		<title>la storia invisibile</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 12:44:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ada</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[mcqueen]]></category>
		<category><![CDATA[shame]]></category>

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		<description><![CDATA[un film drammatico che scivola via. non è un film denso shame, scorre via come un videoclip ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>un film drammatico che scivola via. non è un film denso <strong>shame</strong>, scorre via come un videoclip al rallentatore.</p>
<p>brevemente la trama: brandon è un uomo di cui non sappiamo nulla, solo che ha un buon lavoro che gli consente un bella casa ed una serie di agi, dalla frequentazione di locali eleganti all&#8217;acquisto di prestazioni sessuali, su internet e live. l&#8217;unico avvenimento di un qualche rilievo nella vita di brandon è l&#8217;arrivo a casa sua, a new york, della sorella sissy.<span id="more-644"></span></p>
<p><strong>brandon e sissy rappresentano due diversi tipi di dipendenza.</strong> brandon è dipendente dal sesso, deve masturbarsi continuamente, ha rapporti con prostitute, rapporti occasionali frequenti. sissy è dipendente dagli affetti, ha di fatto sviluppato una dipendenza affettiva che, se non soddisfatta e corrisposta, la porta a considerarsi inutile e inadatta alla vita e di conseguenza la spinge al suicidio.</p>
<p>brandon è il protagonista, sissy la sua controparte.</p>
<p>di fatto, il lato veramente sperimentale del film sta <strong>nel non aver voluto raccontare le motivazioni</strong>. noi non sappiamo niente di queste due persone, del loro passato, del perché abbiano sviluppato queste dipendenze. l&#8217;unica dipendenza affettiva di brandon è quella verso la sorella &#8211; che rifiuta ma nello stesso tempo ama. il tipo di rapporto è sicuramente complesso e morboso, sconfinante nell&#8217;incesto, anche se non nei gesti almeno nelle emozioni. solo sissy dice: non siamo brutte persone, veniamo solo da un brutto posto. questo è tutto ciò che sappiamo del passato di queste due persone.</p>
<p>di fatto mcqueen <strong>ha raccontato un storia del qui e ora</strong> evitando di giustificare o umanizzare i protagonisti introducendo la loro precedente esperienza umana. i personaggi risultano in qualche modo asettici, disumani, distanti. sia l&#8217;uomo drogato di sesso che la donna drogata di sentimento. in un certo senso il regista ha costruito due stereotipi, li ha rinforzati, portati all&#8217;estremo e immessi nel nostro malato circuito sociale che non fa altro che illuderci di soddisfare tutte le nostre richieste. in realtà lo stereotipo è una gabbia. dalle gabbie si può fuggire alcune volte, altre no. brandon e sissy non ci riescono. noi non ci riusciamo, per questo shame risulta in qualche modo disturbante, un film presente. <strong>perché infine questo essere ingabbiati fa parte delle nostre vite.</strong> sì, le motivazioni, sì sono importanti per capire chi siamo ed il percorso che vogliamo compiere, sono importanti per avere compassione &#8211; intesa nel senso più elevato del termine &#8211; di sè ma la vita si compie in ogni caso. le cose accadono e spesso non ci si può far niente. <strong>io sono così, questa è la mia gabbia.</strong> il film disperato di chi non ha consapevolezza di sè e non la cerca perché tanto questi sono i fatti, questa è la situazione e nulla cambia. <strong>solo due tentativi di trasformazione del reale nel film: brandon che tenta di far l&#8217;amore e non riesce, sissy che tenta di suicidarsi e non riesce. </strong></p>
<p>eppure questo film non sembra lasciare niente. non esci emozionato, non esci intristito, non un&#8217;ombra di empatia. mcqueen ha dichiarato di amare il suo protagonista. io l&#8217;ho giudicato onesto.</p>
<p>è notevole l&#8217;uso dei primi piani. spesso vediamo un volto in primo piano che si muove. chiude l&#8217;inquadratura e non ti fa capire lo spazio, non ti fa comprendere il luogo. la centralità della persona, in qualche modo decontestualizzata e claustrofobica allo stesso tempo. <strong>potresti essere tu e ovunque, non ti sarà dato di vedere.</strong> la fotografia è fredda, grigia, non patinata nonostante il contesto. a volte questa monotonia tonale risulta quasi opprimente.</p>
<p>gli attori sono bravi ma non particolarmente intensi a mio avviso. è un film che necessita di una certa tipizzazione, l&#8217;interpretazione non si presta a particolari sfumature. il sesso infine. il sesso non è erotico, lodevole tentativo perfettamente riuscito. il sesso viene visto come sfogo fisico, come perdita estrema del contatto con sè stessi come esseri umani, il sesso è la gabbia, è fisiologico, è stancante. <strong>le scene di sesso in questo film sono noiose e pregevoli per questo.</strong></p>
<p>shame è un film invisible perchè esiste ma non si vede, non ti tocca, non ti lascia niente. rimane lì così, sospeso. una storia raccontata e invisibile come tante.</p>
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		<title>i visitatori</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 11:17:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questo blog non verrà letto. Sì, perché non è marchiato da tutto l&#8217;olimpo di bannerini e bottoncini ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo blog non verrà letto. Sì, perché non è marchiato da tutto l&#8217;olimpo di bannerini e bottoncini atti alla condivisione. Non è fatto per essere condiviso. Non è scritto neanche per me sola. E&#8217; scritto perché per puro caso, il più puro possibile e non per necessità, qualcuno si imbatta in ciò che scrivo.</p>
<p>/ foto di <a title="Vita, avventure e morte di Francesca Woodman" href="http://www.doppiozero.com/materiali/recensioni/vita-avventure-e-morte-di-francesca-woodman" target="_blank">francesca woodman</a> /</p>
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		<title>la macchina dei sogni</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 20:11:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ada</dc:creator>
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		<category><![CDATA[stampa 3D]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi piace, mi piace molto, non posso farci niente. Ho passato anni senza pensarci, evitando di ricominciare ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piace, mi piace molto, non posso farci niente. Ho passato anni senza pensarci, evitando di ricominciare e poi mi è bastato provare un nuovo software per la modellazione e ci sono ricaduta. <strong>La grafica 3D è un&#8217;insana passione</strong>. E molto spesso mi sono chiesta da cosa derivi. Di base c&#8217;è una mia lontanissima debolezza verso la scultura e qualche tentativo fatto in passato di modellare argilla, cartapesta e altri materiali di origine naturale e non. Insomma ci ho provato, ci riuscivo anche ma poi vuoi per mancanza di spazio (di un laboratorio), vuoi perché il lavoro ti mangia e ti digitalizza, mi sono ritrovata davanti ad un monitor.</p>
<p><span id="more-608"></span>E dentro il monitor cosa c&#8217;era? O meglio, cosa preferivo che ci fosse? Ovviamente le statue, i modelli che non facevo più nella realtà. Il computer occupa poco spazio, non sporca, lo spegni ed è tutto lì dentro. Certo, c&#8217;è il piccolo particolare che quel personaggio, quel modello non sarà mai reale. <strong>Rispetto ai personaggi disegnati in 2D quelli in 3 dimensioni vivono dietro lo schermo</strong>. Una volta realizzato lo scheletro e la relativa cinematica, il rigging ovvero il collegamento dello scheletro al personaggio e le espressioni facciali  il personaggio è a tutti gli effetti pronto per essere.</p>
<p>Tempo fa ho assistito alla presentazione di un libro in cui la scrittrice raccontò il suo metodo di scrittura/invenzione dei personaggi. Già in altre occasioni mi era capitato di ascoltare scrittori che parlavano dei propri personaggi in tal senso. Ho pensato anche che era un metodo che in qualche modo giocava su una certa enfasi che si poteva usare nell&#8217;esprimerlo: la scrittrice disse che il personaggio <strong>ad un certo punto viveva di suo</strong>, aveva una sua personalità, un suo modo di comportarsi e di reagire al mondo che gli era stato creato intorno. In quella occasione pensai che con i miei personaggi 3D era la stessa cosa. Avevano il loro mondo dietro lo schermo. Ed ormai erano.</p>
<p>Però… che peccato non poterli toccare.<br />
In quest&#8217;ultimo periodo ho cominciato ad interessarmi alle <strong>tecniche di stampa 3D</strong>. Ho scoperto che le stampanti 3D per uso domestico hanno attualmente prezzi sicuramente più accessibili arrivando <strong>a costare meno di 1000 euro</strong> in <a title="personal 3D printer" href="http://www.3dsystems.com/personal-3d-printers" target="_blank">alcuni casi</a>. Fatto sta che questa tecnologia sta migliorando le prestazioni ed abbassando i prezzi. <strong>La produzione di oggetti, che solitamente siamo abituati a pensare come distante da noi, relegata in fabbrica o nelle mani di un artigiano, diventerebbe così alla portata di tutti.</strong></p>
<p>Ma io? Ah io avrei la mia macchina dei sogni. Poter toccare i miei personaggi, finalmente conoscerli in qualche modo tattile, <strong>creare immaginifici gioielli e realizzare giocattoli</strong>. Posso dire di essere sicura di potermi divertire con una stampante 3D. Intanto però (c&#8217;è crisi) mille euro non li spenderei per un mio sogno&#8230; ma 45 sì. <strong>E tanto costa un modellino stampato da <a title="Sculpteo 3D printing" href="http://www.sculpteo.com" target="_blank">Sculpteo</a></strong>, un&#8217;azienda francese che in modo semplicissimo ti fa caricare il tuo modello sul suo sito web in un gran numero di formati utilizzati da software 3D. I materiali utilizzati per la realizzazione dei modelli sono resina, plastica di vari colori e plastica ricoperta da un rivestimento argento 925. Sul sito inoltre è stata prevista una sezione in cui gli utenti interessati possono mettere in vendita le loro creazioni. Le stampanti, <strong>Formiga P100 di Eos</strong>, <strong>ZPrinter 650 di ZCorp</strong> e <strong>Objet 3D printer</strong> non arrivano a stampare oggetti di grandi dimensioni. Le massime dimensioni in altezza vengono raggiunte dalla ZPrinter con 38,1 cm.</p>
<p><strong>Penso che un esperimento con Sculpteo lo farò</strong>. Manderò in stampa un personaggio per scoprire ironicamente che <strong>nel mio mondo</strong> si trasforma in un rigido pezzo di plastica senza vita?<br />
Non si può mai avere tutto&#8230;</p>
<p>/ gallery © <a title="Bathsheba Sculpture" href="http://www.bathsheba.com" target="_blank">bathsheba</a> /</p>
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		<title>il discorso interiore</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 23:05:37 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Prima di tutto devi usare le orecchie per togliere agli occhi una parte del loro fardello. Abbiamo usato gli occhi per giudicare il mondo fino dal giorno della nostra nascita. Agli altri e a noi stessi parliamo di ciò che vediamo. Il guerriero ne è consapevole e ascolta il mondo, ascolta i suoni del mondo. Il mondo è come diciamo a noi stessi che è. Se cessassimo di dire a noi stessi che il mondo è così e così, il mondo cesserebbe di essere così e così. Ora ti spiego di che cosa parliamo a noi stessi. Parliamo del nostro mondo. Di fatto manteniamo il nostro mondo con il nostro discorso interiore. Ogni volta che smettiamo di parlare a noi stessi il mondo è sempre come dovrebbe essere. Noi lo rinnoviamo, lo accendiamo di vita, lo sosteniamo con il nostro discorso interiore. Non solo. Mentre parliamo a noi stessi, scegliamo i nostri sentieri. Perciò ripetiamo continuamente le stesse scelte fino al giorno della nostra morte. Perché continuiamo a ripetere lo stesso discorso interiore fino al giorno della nostra morte.&#8221;<br />
(Carlos Castaneda)</p>
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		<title>l&#8217;incantesimo di mezzanotte e la creatività</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 07:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ada</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[parigi]]></category>
		<category><![CDATA[woody allen]]></category>

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		<description><![CDATA[della trama di midnight in paris non sapevo niente. ho cominciato a vedere il film blandamente scettica, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>della trama di midnight in paris non sapevo niente. ho cominciato a vedere il film blandamente scettica, col pensiero che lasciava spesso lo schermo per seguire le solite evoluzioni serali. ma proprio perché non conoscevo i risvolti surreali e quasi favolistici del film, sono rimasta spiazzata quando ho realizzato che owen wilson, in versione alter ego-woody, stava conversando amabilmente ad una festa con <strong>francis scott fitzgerald</strong>. <span id="more-539"></span></p>
<p>l&#8217;incipit da commediola americana raffinata inganna anche se non del tutto. midnight in paris rimane innanzitutto una commedia ed un film leggero e godibile ma introduce un discorso interessante: quanto abbiamo bisogno di vivere situazioni irreali, cambiando tempo, mondo, universo o, in alternativa, <strong>di sognare ad occhi aperti</strong>. e quanto ne abbiamo bisogno per creare, per ricevere impulsi nuovi che dal contesto reale per forza di cose non riceviamo. molto spesso la realtà del quotidiano è limitante per chi deve o vuole creare. woody allen pone l&#8217;accento su questo aspetto e sulla necessità di una via di fuga salvifica. allo stesso tempo però, e questo risulta evidente nel finale del film, <strong>non demonizza il reale</strong>, gli restituisce dignità di campo di battaglia e terreno di realizzazione per il creativo.</p>
<p>la ricetta sembra essere: fuga, ritorno al reale arricchiti dagli elementi della fuga, uso degli elementi recepiti durante la fuga nella vita reale (o conscia), trasformazione della vita reale in arte (volendo esagerare).<br />
un film in qualche modo confortante per chi è costretto a creare per un motivo o per l&#8217;altro.</p>
<p>certo, subito dopo sono stata per un&#8217;ora a chiedermi se avrei preferito fare un giretto nella parigi anni &#8217;20 e conoscere <strong>fitzgerald</strong>, <strong>hemingway</strong>, <strong>gertrude stein</strong> (critica d&#8217;eccezione per il libro scritto dal protagonista), <strong>man ray</strong> e <strong>i surrealisti</strong> oppure andare ancora più indietro, alla seconda metà dell&#8217;800 e conversare di pittura con gli amati <strong>gauguin</strong> e <strong>toulouse-lautrec</strong>…</p>
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		<title>aggattimento</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 11:01:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[accanimento felino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>accanimento felino.</p>
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